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Sonia


Al mese, Sonia, deve cavarsela con trecentotrenta euro. 
Vive lontano, a trentacinque km da Roma, in un pezzo di terra metà vigneto, metà, volendo, canile. 
Per casa ha un container, da quattro anni ci abita e ora per fortuna non ci piove più ma rimane caldo arrostente d'estate e freddissimo d'inverno. 
Tanto che a volte, per non morire congelata, Sonia al mattino resta a letto, sotto le coperte ascolta la rassegna stampa alla radio, radiotre. 
D'altronde lavora tre volte alla settimana, fa pulizie, un lavoro pesante che per le sue condizioni di salute manco potrebbe fare ma non può non fare. 
Turni di cinque ore, a cinquantasei anni e una vita tutta da raccontare, un presente che sfanga grazie anche a un sussidio di cento euro, a volte di più. 
Senza comunque non morirebbe di fame perché credendo che il futuro è nella terra, coltiva il suo orto con ottimi risultati, si sfama. Certo in parte il suo appezzamento è in abbandono, ma dove  trovare i soldi per curare gli alberi da frutto, pagare un operaio a giornata è impossibile per lei. 
Allora s'arrangia come può, pota fin dove arriva e per una che da subito, senza genitori, s'è dovuta preoccupare della sopravvivenza, è una risposta coerente. 
La tessera dell'impiego ha smesso di rinnovarla, non ci crede più. Da dipendente pubblica le tasse le ha sempre pagate, ora no fin lì non arriva, e ci tiene ad aggiungere che dovrebbero garantire uno Stato di diritto, cosa che non succede. 
A Roma scende un paio di volte a settimana Sonia, la sua magra economia non le consente di più: quando guida venendo giù dai Castelli, a tratti mette in folle, così risparmia sulla benzina. 
Dietro la miseria vera, Sonia vede un disegno ben preciso, di separazione delle persone, divide et impera: ognuno a casa propria. Guardando a se stessa vede di dover rinunciare alla libertà che non c'è. Libertà di scegliere, di relazionarsi, un cinema, un teatro ogni tanto, di autodeterminazione. 
Di pensare che la dignità è come quelle parole che vanno e vengono, anche gli infami la usano. 
Nonostante tutto l'Italia è bellissima, peccato che gli italiani stiano vivendo una vera lotta fra poveri, poveri e individualisti, è stata azzerata la collettività, il pensare insieme. 
Per il resto non rinuncia a nulla perché ha già rinunciato a tutto, Sonia. 
Lei, cresciuta in un brefotrofio, venuta su tosta ma generosa, con in saccoccia un diploma da segretaria d'azienda e un paio di attestati nobilmente inutili, ha sempre lavorato, operaia, commessa, impiegata, all'Alfa Sud, all'Atac, factotum, al San Raffaele come assistente dei malati terminali, nei lavori socialmente utili, giardiniere, dog sitter, e non s'è manco sottratta al piano bar, e alla bancarella, vendendo sui manufatti. 
Una vita da raccontare, magari solo per testimoniare di non aver mai visto un operaio diventare dirigente, un sindacalista sì; per lanciare un j'accuse al sindacato, denunciarne la complicità con un potere che dovrebbe osteggiare. 
Ecco anche perché non crede nel voto, anche se un tempo, votava PCI. A suo modo ci credeva, epperò con l'ironia di chi la vita l'ha fatta dura, oggi crede, da non cattolica, che rinascerà in un gatto da salotto. 
Ma a ben vedere ciò che le sta a cuore, a Sonia, è che ciascuno abbia il minimo per non essere condizionato. 
E a dirla tutta, aguzzando la vista, oggi come oggi o manifesti e tutto si riduce a una passeggiata in centro per gridare, oppure ti portano all'autogestione, anche in forma illegale, visto che le leggi sono sempre più coercitive. 
Non si lascia certo pregare, Sonia, a dire quel che pensa, idee maturate tramite esperienze che segnano, solchi profondi da lenire con letture altrettanto profonde, per omeopatia cercare sollievo nei classici, sognando, l'Idiota, per esempio l'ha letto tre volte. 
La televisione non l'ha, rimpiange Reporter, Fuori Orario; per il resto, s'augura una casa vera, per l'età che verrà. 
Alla falsità che la ferisce, l'infamia intesa come egoismo, da tosta con dolcezza, oppone l'etica dell'offerta, dare le piace, farlo con un sorriso per avere indietro un sorriso, raddolciti dal pensiero che si è tutti di passaggio.


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